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Heavy Metal

Praying Mantis – Defiance

today13 Maggio 2024 121 1 5

Sfondo
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I Praying Mantis, band di culto del panorama Metal mondiale, esce con un nuovo lavoro. Chi meglio del nostro cronista d’assalto Mr.Fulvio puo’ descriverci a cosa ci troviamo davanti, magari con un poca di storia di contorno?

PRAYING MANTIS, UNA PREFAZIONE

Noi “overaged” del rock siamo fatti così: nostalgici e orgogliosi della musica nata nei nostri anni migliori. Se oggi qualcuno dei nostri coevi beniamini batte un colpo a bersaglio ecco che i sensi si risvegliano. Parte il domino dei ricordi e viene voglia di descrivere e raccontare a chi non c’era o era semplicemente distratto da altre realtà. Era il 1981: Iron Maiden con ”Killers” e Praying Mantis con il loro disco d’esordio furono i primi a farmi appassionare a quella allora nuova evoluzione dell’ hard rock denominata heavy metal (o N.W.O.B.H.M. se si parla della terra d’Albione).

Sono passati 43 anni, la passione è rimasta e i Praying Mantis continuano a sfornare abbastanza regolarmente nuovi album.
Il nuovo ”Defiance”, secondo me, ha una marcia in più rispetto ai loro recenti ultimi lavori. E poi c’è anche la cover di un brano che scatena ulteriori e importanti ricordi. Non anticipiamo altro e andiamo con ordine, iniziando con un minimo di storia.

PRAYING MANTIS, CENNI STORICI

La band si forma nel 1973, notevolmente in anticipo rispetto al movimento N.W.O.B.H.M. a cui verranno successivamente assimilati. Da allora fino ai giorni nostri tutto è sempre gravitato intorno ai fratelli Troy: Chris (guitars) e Tino (bass). Furono scoperti e supportati dal DJ Neal Kay della discoteca londinese Bandwagon, fondamentale per la genesi dell’intera N.W.O.B.H.M. Questo genere iniziava a prendere piede con gruppi quali Iron Maiden, Saxon, Samson, Angel Witch eccetera.

E’ curioso constatare come, se pur con stile musicale completamente diverso, i Praying Mantis abbiano avuto molto in comune con gli Iron Maiden pur senza mai ottenere la stessa fortuna commerciale.

PRAYING MANTIS

PRAYING MANTIS & VERGINE DI FERRO

Entrambi i gruppi furono lanciati sulla mitica compilation “Metal for Muthas” del 1980. I “maideniani” Dennis Stratton, Paul Di Anno e Clive Burr hanno fatto parte negli anni ’90 della formazione dei Mantis. Sia Maiden che Mantis condividono la peculiarità delle “twin guitars” soliste, anche se con un approccio decisamente più melodico per quanto riguarda la Mantide. L’album d’esordio della Mantide Religiosa, “Time Tells No Lies” del 1981, è veramente un piccolo gioiellino. Il suo contenuto musicale è fresco e coinvolgente, per non parlare della stupenda copertina a cura del maestro Rodney Matthews. E’ un pezzo che non dovrebbe mancare nella collezione di ogni appassionato che si rispetti: una gemma sepolta da rispolverare e riportare alla luce.

PRAYING MANTIS, GLI ANNI PASSANO

Nonostante questa performance la casa discografica Arista decide di non investire su di loro per un secondo album e questo porta ad una pausa durata quasi 10 anni (1982-1989). Gli anni ’90 vedono il ritorno sulle scene notevolmente spinto dalla solida fan-base mantenuta in Giappone. Il frutto è l’uscita del disco dal vivo “Live at Last” del 1990 (con la partecipazione degli ex Maiden Paul Di Anno e Dennis Stratton) e del notevole nuovo lavoro in studio “Predator in Disguise” (1991). Qui Chris Troy e Dennis Stratton si spartiscono le lead vocals.
Entrambi gli albums furono pubblicati inizialmente in esclusiva per il solo mercato giapponese. Solo dopo furono ristampati nel resto del mondo.

Nel 1995 esce “To the Power of Ten” con Gary Barden, ex Michael Schenker Group, al microfono. Il nuovo millennio, tra alti e bassi e cambi di formazione, porta ad avere una line up stabile dal 2013 fino ai giorni nostri. Gli immancabili Chris e Tino Troy vengono affiancati dal chitarrista Andy Burgess (dal 2007). A partire dal 2013 si aggiungono ill drummer Hans in’t Zandt e il dotato cantante John Jaycee Cuijpers.

Nota personale: nel 2018 ho avuto il piacere di vedere i Praying Mantis dal vivo, di scambiare alcune battute e scattare una foto ricordo con i fratelli Troy ed il cantante J.J. Cuijpers, trovandomi di fronte a persone di una disponibilità, semplicità e simpatia veramente uniche.

PRAYING MANTIS: DEFIANCE

PRAYING MANTIS

Sono un convinto assertore del fatto che in un ottimo album la differenza qualitativa venga data dal songwriting. Può esserci tutta la tecnica ed il “mestiere” del mondo ma è l’aspetto compositivo che rende i brani accattivanti e piacevoli da riascoltare. L’ultimo lavoro dei Praying Mantis secondo me si eleva rispetto ai propri recenti predecessori proprio per questo. C’è una verve diversa, più ispirazione con il giusto mix tra epicità e melodia a rappresentare lo storico trademark del gruppo.

E’ un album che sa suonare “retrò” pur avendo suoni a volte piuttosto moderni come nell’opener “From the Start”. Non mancano i brani melodici più tradizionali (Defiance, One Heart, Give it Up) o ammiccanti alle sonorità AOR (Feelin’ Lucky). Presente anche la bella ballad “Forever in my Heart” che riesce a schivare il concreto rischio della banalità. Da segnalare anche “Never Can Say Goodbye” che è forse il brano dove più si percepisce il loro “marchio di fabbrica” e la malinconica strumentale “Nightswim”.

Il lavoro è chiuso dalle ottime “Standing Tall”, divertente con le sue tastiere ruffiane al punto giusto e “Let’s See”, degno epilogo in chiave classica di un ottimo album. Nota di merito anche per la prestazione vocale di J.J. Cuijpers che si erge a protagonista praticamente in tutti i brani.

VIDEO

I SURRENDER, LA CILIEGINA

Il quarto brano della tracklist di Defiance è la cover della hit “I Surrender”, portata alla notorietà dai Rainbow nel 1981. Merita un capitoletto a parte perché ci sono alcune cose interessanti al riguardo. La prima cosa da dire è che l’album “Difficult to Cure” dei Rainbow in cui è inclusa è sicuramente il migliore dell’era post R.J.Dio. Secondo me dovrebbe essere inserito nell’ipotetico carrello dedicato agli “All Time Classics”. Il resto del discorso è più nozionistico ma è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Praticamente per tutti “I surrender” è un pezzo dei Rainbow: vero, corretto ma non esaustivo, pur essendo la versione più conosciuta e famosa.

LE CURIOSITA’ NON FINISCONO QUI

La paternità del brano è da attribuire al noto compositore ed ex cantante/chitarrista degli “Argent” Russ Ballard, e questo è cosa nota. Meno di dominio pubblico sono altri dettagli storici. Il brano doveva essere già inizialmente dei Praying Mantis che lo avevano praticamente pronto per le registrazioni di “Time Tells No Lies” nel 1981. Furono stoppati all’ultimo momento perché il consenso alla registrazione e alla pubblicazione era stato nel frattempo concesso ai più blasonati Rainbow.

Esiste inoltre una versione precedente a quella dei Rainbow. La “primogenitura” è quindi appannaggio della poco nota rock band statunitense Head East. Il brano è inserito nel loro sesto album “U.S. 1” del 1980. Head East, per quanto praticamente sconosciuti, furono fondati da John Schlitt, successivo cantante dei “Petra”. Per chi non li ricorda, furono una delle più famose band del movimento christian rock a stelle e strisce. Se qualcuno si vuole avventurare ad ascoltare su YouTube questa non indimenticabile versione degli Head East potrà a mio avviso rendersi conto di come sia possibile rendere trascurabile una super Hit se mancano produzione ed arrangiamenti di adeguato livello.

CONCLUSIONI DI MR.FULVIO

Defiance celebra degnamente i 50 anni di carriera dei Praying Mantis. Coniuga tradizione ed evoluzione del sound risultando perfettamente adeguato ai giorni nostri. E’ un album che ha le caratteristiche ideali per essere goduto in formato fisico, in particolare in vinile. Durata (circa 46 minuti) e produzione con i giusti sentori vintage trasposti nell’era moderna.
Fateci un pensierino!

Scritto da: Mic DJ

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