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White Spirit – Right or Wrong

Scritto da il 9 Gennaio 2023

Il nome White Spirit non dirà niente di che alla quasi totalità delle persone, ma il nostro cronista d’assalto Mr.Fulvio è qui per stupirci. Come è sua usanza quando ci manda una sua collaborazione, la parola banale viene bannata da ogni sorta di vocabolario. Cosa ci porta di così unico questa volta? Un disco inedito, andato perso per 41 anni, e poi finalmente pubblicato con una operazione di restauro ai confini dell’archeologia musicale. Siamo di fronte ad un caso più unico che raro: se la storia vi intriga continuate a leggere.

WHITE SPIRIT

WHITE SPIRIT, UNA METEORA

Una cosa che notiamo sempre più spesso, al giorno d’oggi, è il trovarsi di fronte a nuove uscite musicali insignificanti. Non dischi brutti in senso lato, semplicemente lisci come un bicchiere di acqua del sindaco. Lavori piatti, privi di ogni vibrazione, possa essere essa il “calcio nel culo” o il songwriting ispirato. Siamo invasi da questi dischi, inspiegabilmente “spinti” dalla critica. Per contro, dischi eccellenti vengono praticamente ignorati. Nel caso abbiano alle spalle una storia incredibile da raccontare, diventa addirittura quasi una colpa non parlarne.

WHITE SPIRIT

Questo è il caso dei White Spirit e del “nuovo” album “Right or Wrong”. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio. White Spirit furono un gruppo meteora inserito nel movimento NWOBHM, anche se, secondo il nostro Fulvio, questa affermazione è un po’ una forzatura. Questo perché il loro modo di usare le tastiere ha sempre ricordato più l’hard rock classico di Uriah Heep e Deep Purple, ma tant’è: il loro unico lavoro del 1980 è una piccola perla da riscoprire, per chi ne avesse voglia.

WHITE SPIRIT E IL LORO UNICO LAVORO

Dicevamo: unico lavoro ma solo fino ai giorni nostri, perché qui c’è una storia da raccontare, e che storia! Dopo il primo album la band subì una rivoluzione nella line up, che portò all’abbandono anche di un tal Janick Gers (si, proprio lui), assoldato da Ian Gillan. Alla voce arrivò un allora sconosciuto Brian Howe che più tardi, oltre oceano, fece fortuna andando addirittura a sostituire Paul Rodgers nei mitici Bad Company. Per capire, andate a sentitevi l’album masterpiece “Holy Water” del 1990 per eventuali referenze. I nuovi White Spirit iniziarono così a lavorare su un secondo album, mai pubblicato e, poco dopo, la band si sciolse.

WHITE SPIRIT

Ora che abbiamo dato un’occhiata al passato, saltiamo sulla nostra fida DeLorean e torniamo ai giorni nostri. In un funesto 2020, viene a mancare Brian Howe e questo evento luttuoso portò il tastierista originario Malcom Pearson ed il chitarrista Mick Tucker a parlare dei tempi andati e di quei nastri con le registrazioni del secondo album. Ovviamente nessuno ormai ricorda più dove siano, essendo passati una marea di anni. Ma colpo di scena: Pearson li trova in un garage durante un trasloco: l’idea della loro pubblicazione inizia a prendere forma.

IL RESTAURO ARCHEOLOGICO

La conservazione dei nastri non è ottimale, alcune parti devono essere risuonate e le vocals di Howe non sono recuperabili su 4 brani. Qui entra in campo una vera “task force” di ospiti a garanzia del risultato finale. Le parti vocali dei 4 brani vengono cantate da J.S.Soto e da Lee Small, mentre le sezioni ritmiche sono risuonate da Neil Murray (Whitesnake) e Russel Gilbrook (Uriah Heep). Non vi basta? Viene invitato anche il grande Steve Overland (FM) a cantare una cover del brano “Holy Water” dei Bad Company, incisa per l’occasione come tributo a Brian Howe. Il mixaggio è affidato a Pontus Norgren, chitarrista degli Hammerfall.

RIGHT OR WRONG VEDE LA LUCE

WHITE SPIRIT

L’album “Right or Wrong” vede finalmente la luce, dopo 41 anni di gestazione, a luglio del 2022, pubblicato dalla misconosciuta etichetta inglese Conquest Records. Ma, in definitiva, questo “nuovo” album come suona? Per farla semplice, siamo di fronte alla parte più raffinata della musica NWOBHM sparata ai giorni nostri con una capsula del tempo. Ma attenzione: non è una mera operazione nostalgia. L’album suona fresco ed attuale, probabilmente anche grazie alle operazioni di refresh di cui abbiamo parlato.
A mio avviso è inutile citare brani in particolare, l’album è da ascoltare nella sua totalità: scatenerà ricordi in chi ha vissuto la NWOBHM in prima persona e darà grandi soddisfazioni ad ogni serio amante dell’ hard rock di pregevole fattura.

Album consigliatissimo, non solo per l’incredibile storia ed i personaggi di rilievo che gli gravitano intorno. La qualità, a sto giro, c’è tutta e sarebbe un peccato farselo scappare visto che, stranamente, nessuno  ne ha parlato.

Tracklist:
1. Right Or Wrong (ft. Jeff Scott Soto)
2. Runaway (ft. Brian Howe)
3. The Dice Rolls On (ft. Lee Small )
4. Lady Of The Night (ft. Brian Howe)
5. Gotta’ Get Out (ft. Brian Howe)
6. Better Watch Out (ft. Jeff Scott Soto)
7. Don’t Say No (ft. Lee Small )
8. Wait A Little Longer (ft. Brian Howe)
9. Holy Water (ft. Steve Overland )
10. Rock ’n’ Roll (ft. Brian Howe)

Un grazie di cuore al nostro Mr.Fulvio, reporter d’assalto, che ad ogni collaborazione con Jolly Roger Radio, non manca modo di stupuirci. Un saluto ai nostri lettori, vi diamo appuntamento al prossimo articolo. Ora qualche consiglio per voi direttamente dalla nostra Radio!

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