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Paul Di Anno, il cantante venuto dalla strada

Scritto da il 9 Settembre 2022

Ciao amici di Jolly Roger Radio, alla fine Paul Di Anno ha vinto il sondaggio sul nostro gruppo Facebook “Heavy… From metal to glam“, perciò eccoci qui a fare una chiacchierata su uno dei personaggi più iconici del panorama Metal. Press play, si parte!

PAUL DI ANNO, GLI ALBORI DELLA NWOBHM

Paul Andrews, suo vero nome, nasce in quel di Chingford, cittadina nell’Est di Londra, il 17 maggio 1958. E’ un ragazzone che non passa inosservato e, mentre lavora come macellaio in Station Road, inizia a cantare in qualche piccola band locale. Il lavoro non manca, passa poi a fare lo chef in svariati ristoranti, ma non perde la grande passione per il canto.

Il grande calderone della NWOBHM era in ebollizione. Stava nascendo un nuovo genere musicale che prende il Rock settantiano e lo spinge al limite, mescolandolo con il Punk da strada. Proprio nel 1978, Doug Sampson presenta il giovane Di Anno a Steve Harris, bassista di una neonata band chiamata Iron Maiden. Il nucleo primordiale della band si mise al lavoro, dando alla luce, il 9 Novembre del 1979, il primo EP, intitolato “The Soundhouse Tapes”.

L’INIZIO DELLA STORIA

Paul Di Anno

Questo EP fu stampato in 5000 copie, 3000 delle quali furono vendute per posta in una settimana. Il lavoro consta di tre brani: “Iron Maiden”, “Invasion” e “Prowler”, tutte in una versione decisamente più rozza che nelle uscite future. La band prenotò una sessione nel fine settimana di Capodanno 1978 che costò loro £ 200. Harris affermò in un’intervista: “Non sapevamo cosa aspettarci, andando in studio per la prima volta. Speravamo solo che l’ingegnere fosse abbastanza bravo da registrarci, e basta.”

Poco tempo dopo, Harris e Murray portarono una copia del nastro a Neal Kay, DJ che gestiva un club chiamato Bandwagon Soundhouse. Impressionato dalle canzoni, Kay iniziò a passare frequentemente il nastro e alla fine “Prowler” raggiunse la prima posizione nelle classifiche Soundhouse. Le canzoni giunsero alle orecchie di Rod Smallwood, il quale fu subito convinto di dover far firmare la band per la EMI.

La leggenda narra che il primo incontro con Rod Smallwood non poté avere luogo, perché Paul Di Anno fu arrestato per aver mostrato al pubblico un coltello a serramanico. Perciò, in attesa di firmare il contratto con la EMI, la band decise di pubblicare il demo sulla propria etichetta, la Rock Hard Records, il 9 novembre 1979.

Come affermato dall’ex direttore della rivista tedesca Rock Hard, Götz Kühnemund “Gli Iron Maiden hanno preso l’hard rock dagli anni 70, lo hanno portato negli anni 80 e hanno creato un nuovo genere che prima non esisteva. Con la demo “The Soundhouse Tapes”, ha introdotto un approccio “fai-da-te” a tutta la musica rock e ha ispirato le prossime generazioni di nuove band in tutto il mondo”.

PAUL DI ANNO E I MAIDEN

Il 1980 è da molti considerato come l’anno zero dell’Heavy Metal così come lo intendiamo oggi. Questo grazie all’uscita, il 14 Aprile, dell’omonimo album della band. Divenne rapidamente un classico del suo genere: la band fuse l’energia del punk con riff tipicamente Hard e la dinamicità del Rock progressivo. La prova di Paul dietro il microfono è maestosa, con le canzoni che si prestano in maniera perfetta al suo stile vocale. Una furia Punk Rock che ben si adatta anche ad aperture più melodiche e sperimentali.

Nel 1981, il 2 Febbraio per la precisione, esce sul mercato Killers, secondo album della band. I Maiden firmano un capolavoro assoluto, e Di Anno interpreta in maniera magistrale ogni singola strofa venga cantata su quel disco. Mette anche la firma sulla canzone che da il titolo al platter, quasi a lasciarne un testamento. Si, perché durante il tour le cose iniziano a complicarsi. Il front man era sempre più dedito all’uso di Alcool e droghe, e le sue performance live erano peggiorate molto.

LA CACCIATA DALLA BAND

L’ultimo spettacolo di Di’Anno con la band fu il 10 settembre 1981 all’Odd Fellow’s Mansion di Copenhagen. Seguirono anni in cui volarono parole veramente al vetriolo sulla questione: “I Maiden sono la band di Steve Harris. Non gli interessa nessun altro. Per lui solo i soldi contano. Ho scritto una ventina di brani migliori dei suoi, ma su Killers ne apparse solo uno. E’ un fottuto Adolf Hitler. E’ così che è andata, non c’entrano le droghe, anche se per stare nei Maiden le dovevi assumere tanto erano noiosi”.

L’ultimo lavoro che vede Di Anno alla voce fu il Live EP “Maiden Japan”. La copertina originale raffigurava la mascotte Eddie reggere la testa mozzata del cantante Paul Di’Anno. Questo la dice lunga sull’aria che tirava in casa Iron in quel periodo. Ovviamente in fretta e furia la copertina fu poi cambiata. Nonostante tutto, Rolling Stone ha nominato Maiden Japan come “Il più importante e miglior EP live metal di sempre”.

ECCO ARRIVARE I DI ANNO

Lasciatosi alle spalle l’esperienza con la vergine di ferro, Paul Di Anno decide di formare un’altra band. Inizialmente il nome doveva essere Lonewolf, ma per sua sfortuna esisteva già una band così appellata. Per non perdere altro tempo, il nome finì per essere semplicemente Di Anno. Nel 1984 la band incise un disco, intitolato “Di’Anno”, e intraprese un tour dove vigeva una sola regola: non suonare pezzi dei Maiden.

L’album stentava nelle vendite, e anche sul fronte live non andavano meglio. Perciò la band onorò le date della tournè e si sciolse subito dopo. Una curiosità: in Giappone il lavoro in questione uscì con lo strano titolo di “Two Swimmers & A Bag of Jockies”. Esiste un documento Live di questo periodo, intitolato “Live at the Palace”, ed uscito in VHS nel 1984.

PAUL DI ANNO E I BATTLEZONE

Paul Di Anno

Nel 1985 il buon Paul inizia ad arruolare musici per formare una nuova band che inizialmente si chiamava Strike, ma che cambiò presto nome in Battlezone. Nel 1986 vede la luce il primo album intitolato “Fighting Back”, al quale seguì un tour che toccò anche gli Stati Uniti. L’atmosfera all’interno della band non era idilliaca, perciò, finiti i concerti, ci furono una serie di cambi di line up.

Si arriva così al 1987 con l’uscita di “Children of Madness”, un deciso passo avanti rispetto al debutto. L’album è buono, le canzoni molto valide, ma lo smodato uso di droghe e litigi interni misero di nuovo a dura prova la band. La maggior parte dei membri lasciò il progetto, mentre Di Anno utilizzò una band di supporto per finire i concerti.

Bisogna fare un salto in avanti fino al 1998 vedere resuscitato questo progetto. Insieme agli ex membri dei Tokyo Blade, al bassista Colin Riggs, al drummer Marc Angel e al chitarrista Paulo Turin, Di anno incide l’album “Feel My Pain”. L’album appare molto introspettivo, con canzoni come “Spoon Face” e “Smack”, che parlano dell’abuso di droghe. Il suono era tosto e la band ebbe un buon successo live, facendo registrare parecchie date Sold Out.

PRAYING MANTIS E I KILLERS

Paul Di Anno

Dopo la breve parentesi coi Praying Mantis datata 1990 insieme al buon Denis Stratton, con i quali incise “Live at Last”, Paul Di Anno viene coinvolto dall’ex drummer dei Battlezone, Steve Hopgood, ad un nuovo progetto. Il nome scelto fu d’effetto, ovvero Killers. Messo insieme in breve tempo un gruppo di musicisti, tra cui Cliff Evans e altri due turnisti, la band pubblicò subito un live chiamato “South American Assault Live”, composto esclusivamente da pezzi dei Maiden e dei Battlezone.

La leggenda ci racconta che John Gallagher un giorno ammise che non fu fatto nessun Tour in quelle zone, ma che l’intero album venne registrato a New York su un camion attrezzato a studio di registrazione. Fatto sta che il “falso live” sortisce l’effetto sperato, ovvero quello di ottenere un contratto: un rappresentante BGM, che non conosceva le canzoni originali, ne offrì uno alla band da 250.000 dollari.

Era il 1992 quando la band si chiude in sala d’incisione e in sole due settimane registra “Murder One”. Nel mese successivo furono incise le parti di batteria, in mezza giornata, e realizzato il missaggio finale. La band si imbarcò in un grosso Tour mondiale, comprendente Europa, Giappone e un coast to coast negli States.

GROSSI GUAI PER PAUL DI ANNO

Paul Di Anno

Finito il Tour, la base rincasò in Inghilterra, mentre Paul rimase negli states. In questo periodo si sposò in quel di New York, ma l’abuso di droghe fece durare assai poco questo idillio. Il cantante si sposta così a Los Angeles con una nuova fiamma, ma anche qui le cose precipitano: durante una lite, Paul mette di mezzo un coltello. La polizia, allertata, fa irruzione e trova in casa cocaina e armi da fuoco. Paul venne condannato a 4 mesi di carcere, durante i quali Paul iniziò a scrivere nuovi pezzi per i Killers, inviandoli per posta alla band.

Una volta cacciato dagli States rincasò in Inghilterra, pronto per partecipare alle registrazioni del nuovo album. Così, nel 1994, vede la luce “Menace to Society”. L’album è una mazzata pazzesca: il suono e lo stile della band in certi punti ricorda i Pantera. La prestazione di Paul al microfono è strabiliante, dimostrando a tutti che la versatilità non gli manca. Ma il mercato musicale a volte è folle e un disco del genere sfondò solo in Germania, mentre nel resto del mondo su duramente criticato.

UN PROSEGUO TRA ALTI E BASSI

Paul Di Anno

I Killers, così come i Battlezone, continuarono ad esistere come “Live Band”, registrando alcuni concerti negli anni a seguire. Ma Paul Di Anno non smise di incidere ottima musica, sconosciuta al più della popolazione rock. Esempio ne sono i dischi solisti marchiati col suo nome, come il bellissimo “The World’s First Iron Man” del 1997. Sempre nello stesso anno il singer si supera, facendo uscire un capolavoro come “As Hard as Iron”, disco di Heavy duro, sudato e ricco di melodia.

Questi lavori non sono da confondere con le compilation incise tra il 1996 e il 1998 col compare Dennis Stratton, discreti lavori ma nemmeno paragonabili ai due capolavori sopra citati. Il mondo metal si chiedeva se “The X Factor” dei Maiden fosse o meno un buon disco, mentre nel 1998 “Virtual XI” non lascia dubbi, essendo considerato universalmente una porcata assoluta.

Ma in mezzo a tutte queste parole nessuno ebbe da dire “Un’alternativa la abbiamo”, urlando al mondo il nome Paul Di Anno.

RIFLESSIONI DEL MIC

Era l’alba degli anni 2000 quando vidi il buon Paul Di Anno calcare il palco dei 4 Assi, storico localaccio in quel di None, provincia di Torino. Era decisamente “diverso” da come lo potessi in ogni modo immaginare. Le foto su giornali o siti erano una cosa, lui dal vivo un’altra. Fece il suo gran lavoro, facendoci divertire e divertendosi anche lui (avevo perso il conto di quanta birra si fosse bevuto).

Vidi un uomo umile, sicuramente segnato da anni di scelte sbagliate, in primis la tanta droga. A pensare che quell’uomo li, sempre pronto ad un brindisi col primo sconosciuto, alla pacca sulla spalla con tutti, è stato “The voice” di quei due capolavori dei Maiden, fa venire la pelle d’oca. Ci sono musici, nostrani e non, che per molto meno si atteggiano a rock star di livello internazionale.

Ma si sa, quando arrivi dalla strada resti della strada, a prescindere da ciò che la vita ti riserva. Massimo rispetto, Paul.

Mic DJ vi saluta e vi da appuntamento qui in radio, tra articoli e tanta buona musica. Ora qualche consiglio per voi direttamente da Jolly Roger Radio.

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Opinione dei lettori
  1. roberto Geo   Di   12 Settembre 2022 alle 16:11

    Bellissimo articolo che fa da epilogo a queste vite straordinarie.. Sempre tra alti e bassi ma che ci regalano sempre grandi emozioni.. Un po come questo articolo! ;). Grazie!

  2. Cristina Petrini   Di   15 Settembre 2022 alle 10:59

    Nonostante ami molto il rock, nelle sue forme, e conosco tutte le maggiori leggende è sempre bello quando ne scopro altre… tuffarmi nella loro storia ed essere sospinta ed incuriosita a scoprire la loro musica!

  3. lucy70   Di   15 Settembre 2022 alle 11:52

    Non sono amante di questo genere ma mi piace comunque scoprire sempre nuove informazioni musicali e nel tuo blog trovo davvero tante curiosità interessanti

  4. katrin   Di   16 Settembre 2022 alle 14:00

    Una leggenda venuto dalla strada, una vita un po’ come tutte le rockstar, costellata di alti e bassi ma che ha saputo regalare a noi fan momenti di gioia, rock allo stato puro ho sempre pensato che ognuno nella sua vita può fare quello che vuole, ma sul palco quando sali devi far tremare l’inferno e lui lo ha fatto. Le scelte di vita sono personali e a noi fan deve importare poco conta l’artista che poi è il lato che tutti preferiamo genio e follia.

  5. M.C.Pirani   Di   16 Settembre 2022 alle 17:14

    Ammetto che di lui conoscevo solo la sua parentesi con gli Iron Maiden, ma non avevo mai approfondito nulla sulla sua carriera o cosa avesse fatto dopo. Ho trovato l’articolo veramente interessante.

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